IL LATINO E’ TRA NOI

Agla

30 Marzo 2020

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Spesso si sente dire che il latino non serve a nulla, perché ormai è una “lingua morta”, ma se si presta ascolto con attenzione al linguaggio che utilizziamo quotidianamente, forse capiremo che questa lingua è più viva che mai.

Tempus tantum nostrum est.

Il tempo è l’unica cosa che abbiamo. (Seneca)

IL LATINO E’ TRA NOI

Partiamo intanto dalla considerazione che il fatto che non sia più una lingua correntemente parlata, non è una condizione sufficiente per decretarne lo stato di morte. Mentre una lingua morta, oltre a non essere più parlata da nessuno, non ha lasciato alcuna traccia nella cultura di un popolo, una lingua non più parlata è come se fosse dormiente e potrebbe risvegliarsi in qualsiasi momento, com’è accaduto in modo sorprendente all’ebraico nel corso del ventesimo secolo.

 

Non sorprende il crescente interesse editoriale per i libri sulla lingua latina (e greca), nonché la richiesta avanzata da più parti affinché il latino (ma anche il liceo classico) siano riconosciuti come bene “patrimonio dell’umanità” da sottoporre quindi alla tutela dell’Unesco.

 

Il fascino storico del latino non si discute. È la lingua dei re, dei papi e dei poeti. Lapidaria e definitiva, è la lingua della storia occidentale, dei documenti, delle leggi, dei trattati, della cristianità.

 

Analizzando il quotidiano invece, c’è la percezione del latino anche come “lingua presente e futura”: è racchiuso dentro i dialoghi e i testi che pronunciamo ogni giorno, fa nascere senza sosta e denomina parole attraverso cui dare ordine alle nostre esperienze.

 

Ma vediamo qualche esempio significativo.

 

Nel campo dell’istruzione, tutti noi conosciamo e utilizziamo termini come Aula Magna (utilizzato per indicare la sala principale di una scuola, università o più in generale di un edificio pubblico) o curriculum vitae, documento che riassume esperienze lavorative e percorso di studi. Frequente è l’uso dei termini alter ego (un altro me stesso) per delineare una persona che rappresenta pienamente un’altra; per non parlare di errata corrige, che introduce rettifiche e correzioni in un testo scritto.

 

Una tabella riassuntiva può essere molto utile a comprendere quanto il latino sia più che mai tra noi:

Ecco come il latino si inserisce silenziosamente nei nostri discorsi senza nemmeno accorgersene.

I giovani d’oggi preferiscono dire idem piuttosto che formulare una proposizione complessa in cui esprimere il concetto del pensare alla stessa cosa, al medesimo elemento. E’ più semplice, no? E allora come mai il latino sembra così complesso da studiare? Forse perché la società odierna vive nell’immediatezza, senza concederci il tempo di fermarci a riflettere. La lingua latina non ama la fretta, necessita di un’analisi approfondita per comprendere un testo in tutte le sue sfumature. Troppo complicato per i giovani d’oggi? No, solo troppo difficile da mettere in pratica, avendo strumenti fra le mani che accelerano i sensi e non ci concedono istanti di pausa.

 

Non ce ne accorgiamo e non se accorgono i nostri ragazzi, ma il latino è tra noi, è tra i banchi di scuola durante le ore di biologia, grazie alla nomenclatura introdotta alla metà del Settecento da Linneo, per cui ci capita di accarezzare in casa un Felis catus, cioè un gatto, oppure di annaffiare sul balcone un vaso di Pelargonium zonale, ossia di gerani.

E’ presente e lo sarà per sempre durante le ore del professore di chimica, mentre spiega i simboli che identificano gli elementi chimici dell’odiata/amata tavola periodica. Per cui Au è l’oro, da aurum, Na è il sodio, da natrium; S è lo zolfo, da sulfur.

E’ tra noi nel lessico politico in molte formule giuridiche utilizzate nel linguaggio forense; quindi perché una votazione sia valida, bisogna raggiungere il quorum, cioè un numero legalmente necessario di elettori. Chi in questi mesi non ha sentito poi parlare di ius sanguinis e ius soli durante i dibattiti sul reddito di cittadinanza?!

Il latino è tra noi anche quando stiamo davanti allo schermo del pc e digitiamo i dati… sì, perché il verbo digitare proviene da digĭtus = dito e i dati li proteggiamo costantemente dai virus (veleno in latino).

E’ tra noi anche durante le sedute di psicoanalisi quando si parla di trasfert e di libido, ma lo troviamo anche nel lessico delle cronache nere quando si sente parlare di una persona che commette un omicidio in preda ad un raptus.

Ricordiamo inoltre che il latino è la lingua ufficiale della Città del Vaticano e della Chiesa Cattolica Romana.

 

Come si può dunque parlare del latino come una lingua morta? E forse non è giusto parlare neanche di lingua dormiente… è più viva che mai, è sveglia, riflessiva, saggia e straordinariamente potente perché, come una polverina magica, ci permette di risolvere situazioni lessicali complesse, sintetizzando concetti troppo estesi in poche parole.

E se per caso nella vita commetteste qualche errore di distrazione involontaria, potreste sempre dire: “è stato un lapsus!”. E sarete subito giustificati.