COVID-FASE 2: RISVOLTI PSICOLOGICI SU BAMBINI E ADOLESCENTI

Agla

01 Giugno 2020

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Interessante intervista alla Dott.ssa Federica Vandelli, Psicologa e Psicoterapeuta presso lo Studio di via Peruzzi a Carpi.

Come affrontare questo nuovo periodo iniziato con la Fase 2 e cosa dobbiamo aspettarci a settembre con la ripresa delle scuole? 

COVID-FASE 2: RISVOLTI PSICOLOGICI SU BAMBINI E ADOLESCENTI

Assieme alla Dott.ssa Vandelli abbiamo affrontato un tema molto sentito, quello del malessere psicologico che stanno vivendo i bambini e gli adolescenti; un malessere che, in alcune fasce d’età, è evidente e tangibile, in altre potrebbe mostrarsi nel lungo periodo.

 

Ecco dunque l’intervista completa sull’argomento, con le risposte dirette della nostra esperta, alla quale facciamo i nostri più sentiti ringraziamenti per la disponibilità dimostrata e per la competenza in materia.  

 

 

La pandemia e il distanziamento sociale degli ultimi mesi hanno influito negativamente sul benessere psicologico di bambini e adolescenti. È d’accordo? Quale pensa sia stata la fascia d’età che più ha risentito del lockdown?

 

 

“Questa pandemia sta mettendo a dura prova tutti, adulti e bambini. Abbiamo all’improvviso dovuto fare i conti con molte delle paure più profonde dell’essere umano: paura di morire, paura di rimanere soli, paura per la salute delle persone a noi care, paura di perdere il lavoro. Appare inevitabile che ci siano per molti ricadute sul benessere emotivo. In ogni fascia di età ci sono state criticità differenti da affrontare.

 

I bambini più piccoli (fascia 0-6 anni) non hanno le capacità cognitive per capire fino in fondo quello che sta accadendo loro, leggono pertanto la preoccupazione sui volti dei propri genitori. Non comprendono ancora la dimensione temporale legata alla durata del lockdown, vivono nel presente, hanno quindi sofferto soprattutto perché hanno perduto la dimensione ludica della vita all’aria aperta, il rapporto con i pari, la possibilità di incontrare i nonni. Sono dispiaciuti perché non hanno potuto festeggiare il compleanno come avevano sognato, perché la gita è saltata. Per i più piccoli comunque i bisogni relazionali possono essere soddisfatti almeno temporaneamente dagli adulti di riferimento.

 

I bambini più grandi e soprattutto gli adolescenti, che stabiliscono relazioni più complesse con i coetanei, hanno certamente sofferto molto la deprivazione sociale e l’impossibilità di avere spazi personali di autonomia. Credo che attenzione speciale vada posta ai bambini con disabilità o bisogni speciali che hanno visto interrotte tutte le loro attività (scolastiche, riabilitative) e le routine giornaliere così importanti e fonte di rassicurazione.

 

Ci sono poi bambini e adolescenti che vivono in contesti familiari caratterizzati da conflitti o con genitori psicologicamente instabili, in contesti socio-culturali svantaggiati. Questi fattori rendono inevitabilmente più rischioso e delicato resistere ad una situazione traumatica e complessa come quella che ci troviamo a dover affrontare.

 

E’ sicuramente molto diverso rimanere chiusi per tanti giorni in una casa con un giardino e una famiglia allargata in cui tutti si vogliono bene o vivere in un monolocale magari assieme ad una mamma ipocondriaca o ad un papà violento.

 

Ecco quindi che l’ambiente in cui si vive può essere fattore di rischio o di protezione per il benessere di bambini e adolescenti.”

Quali sono i sintomi più evidenti per fascia d’età di questo malessere psicologico? 

 

“Nei bambini più piccoli si possono incontrare difficoltà di addormentamento, incubi e risvegli frequenti, difficoltà di alimentazione (sia inappetenza che tendenza a mangiare di più), regressioni di comportamenti precedentemente acquisiti, tendenza a fare giochi ripetitivi in cui vengono messe in scena tematiche legate agli stress vissuti, maggiore irritabilità, enuresi notturna in bambini che avevano già acquisito un controllo di questa funzione fisiologica.

 

Nei ragazzi più grandi l’isolamento sociale può avere ripercussioni molto serie perché gli adolescenti hanno bisogno di appartenere ad un gruppo per definire la propria identità.

Si possono notare sentimenti di tristezza e apatia per la mancanza degli amici, delle loro routine, delle attività che riempivano le loro giornate. Vissuti depressivi, paura ed ansia per quanto sta accadendo, che si mostra tanto più marcata quanto più la famiglia è stata esposta direttamente al contagio.

 

Molti ragazzi sviluppano ipocondria e diventano molto spaventati per qualsiasi sintomo fisico che notano in loro. Spesso presentano irritabilità e scoppi di rabbia per le limitazioni alle quali si devono adeguare. Solitudine e noia, aumento della frustrazione e dell’insicurezza.”

Pensa che l’utilizzo dei telefonini e delle reti sociali digitali abbia mitigato gli effetti potenzialmente negativi dell’assenza di interazioni faccia a faccia?

 

 

“Certamente la tecnologia ha aiutato e mitigato gli effetti potenzialmente negativi dell’assenza di interazioni faccia a faccia. Telefonini, reti sociali digitali hanno permesso a tutti (bambini, adulti e anziani) di restare connessi ai propri pari, ai propri familiari, ai propri affetti. In questo momento pertanto è importante rendere più flessibili le regole rispetto all’uso dei social, in modo che gli adolescenti soprattutto possano continuare a rimanere in relazione con amici e compagni.

 

Questo non significa consentire loro però di passare tutta la giornata davanti ad uno schermo. E’ fondamentale mantenere comunque alcune regole di sospensione dell’utilizzo dei social mentre sono impegnati in altre attività (scuola, tempo passato in attività con i familiari) o durante le ore del riposo.”

 

Pensa che la chiusura delle scuole fino a settembre possa influire ulteriormente sulla fragilità dei nostri ragazzi e depotenzi le loro capacità scolastiche? 

 

“Improvvisamente i ragazzi si sono ritrovati senza la loro routine scolastica, senza relazioni con amici e insegnanti. Nonostante la scuola abbia attivato la didattica “a distanza” spesso gli alunni hanno avuto difficoltà con i dispositivi elettronici, hanno avuto bisogno di adulti al loro fianco se piccoli, hanno mostrato bisogno di essere controllati e aiutati nello svolgere i compiti. La maggior parte riporta di stancarsi molto nel seguire le lezioni online e di fare molta fatica nel trovare la motivazione per studiare.

 

Pertanto è molto probabile che a settembre si notino cali nelle capacità attentive, ritardi nello sviluppo di alcune competenze che erano in acquisizione (es. lettura e scrittura nei primi anni della scuola primaria), contenuti non pienamente appresi, competenze non consolidate.” 

 

 

Le opinioni sulla didattica a distanza sono controverse.

Pensa che la DAD possa 

essere però un valido aiuto per tutti quei ragazzi timidi ed introversi che faticano ad esprimersi in classe davanti ai propri compagni? O potrà ritorcersi contro e creare un maggior isolamento?

 

“I bambini più timidi ed ansiosi che già prima del coronavirus avevano difficoltà a separarsi dai genitori, ansia nel rapportarsi con i compagni e nell’affrontare le prove scolastiche possono aver sperimentato un miglioramento di tali manifestazioni ansiose. La sospensione della vita di relazione sociale può aver dato loro e alle loro famiglie l’idea di un maggiore benessere.

 

Si tratta però di aver in questo periodo evitato ciò che prima tentavano di affrontare con piccole battaglie quotidiane. Verosimilmente è probabile che le loro difficoltà ritorneranno, in alcuni casi anche più forti di prima, quando saranno chiamati a riprendere il contatto con il mondo esterno.”

In questa fase 2 che vede la riapertura di gran parte delle aziende e dei servizi, la maggior parte dei genitori ritornerà al lavoro ed i figli resteranno in balia di nonni, fratelli più grandi o delle baby-sitter. Come possiamo noi adulti aiutarli ad affrontare le conseguenze psicosociali a lungo termine della pandemia?

 

 

“Per promuovere il benessere emotivo di bambini e adolescenti bisogna innanzitutto essere disponibili ad ascoltare le loro emozioni e i loro bisogni. Le emozioni, qualunque esse siano, positive o no, non vanno sottovalutate, né banalizzate, né negate, ma accolte e validate (dicendo loro “è vero, hai ragione, ti capisco”). Prima di proporre loro soluzioni è importante far sentire la nostra presenza sicura al loro fianco.

 

Spesso l’istinto di genitore ci spingerebbe a comunicare loro che va tutto bene e che non ha ragioni per essere triste, preoccupato, arrabbiato, ma non è questa la chiave più corretta per aiutarli in una situazione come quella che ci vede coinvolti. Ascolto e vicinanza emotiva sono basilari in questo momento.

 

Spiegare loro, coerentemente con la loro età, quello che sta succedendo, i cambiamenti che ci sono stati e ci saranno, li aiuta a rendere maggiormente prevedibile ciò che dovranno affrontare. Mantenere regole e routine quotidiane, cercare il più possibile di mantenere delle abitudini inalterate, poiché adattarsi ad un cambiamento di vita così grande è possibile se c’è una solida base di certezze su cui poter contare.”

 

 

Si vedono in giro ancora assembramenti di ragazzini incuranti delle misure di contenimento dell’infezione. Come possiamo sensibilizzarli e renderli più consapevoli dei rischi reali cui incorrono loro stessi e i soggetti più deboli come, ad esempio, i loro nonni?

 

 

“Il cervello adolescente tende a ricercare sfide continue, negare i pericoli per poter esplorare nuovi spazi e fare nuove esperienze. Ora i ragazzi sono chiamati a rispettare regole stringenti che minano la loro libertà. Molti ritengono che siano solo una generazione di ribelli, ma come tutti gli esseri umani anche loro hanno numerose risorse interiori a cui attingere. 

Davanti ad un evento così grave come quello del covid-19, per poter rispondere in modo adeguato e coerente con quello che richiede loro la società, hanno innanzitutto bisogno di averne piena consapevolezza, hanno bisogno che venga detta loro la verità. Se vengono date imposizioni senza spiegazioni, l’aderenza alle regole sarà meno efficace.

 

Utile è responsabilizzarli su come il loro ruolo è fondamentale nella lotta ad un nemico comune. Tutti siamo uniti nel raggiungimento di un obiettivo comune.

 

Per tornare il più presto possibile a fare le cose di prima è necessario rispettare le regole date.”

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